Arrivare a destinazione
Andare in moto è una cosa a sé stante.
Non ha nulla a che vedere con il concetto di trasporto.
Questa è una premessa doverosa che è difficile da far digerire a chi non è del giro.
I dibattiti in famiglia sono spesso innescati dall’assurdità di muoversi sudando in estate, congelando in autunno, avendo poco spazio e non avendo le comodità di un’automobile.
“Prediamo la macchina, no? Che senso ha arrivare a destinazione conciati come due vagabondi?”
Ecco è tutta lì la risposta. ARRIVARE A DESTINAZIONE. Ma esattamente che vuol dire?
Chi va in moto non applica tutta questa logica e la “destinazione” per come la intende la Treccani, non solo non è importante, ma diventa quasi un limite. Quando arrivi a destinazione hai fatto, è finito, stop.
Chi va in moto vive il viaggio in sé, come destinazione. È tutta lì la magia (o idiozia)!
Cambiare radicalmente il punto di vista.
Cambiare immotivatamente il processo mentale che ti porta a prendere decisioni più o meno sensate.
Avete mai visto qualcuno prendere l’auto, guidare 80km solo per prendere un caffè? Sarebbe strano no?
Ecco, probabilmente, se stai leggendo e sei un motociclista, questa cosa ti riguarda da vicino perché in fondo lo sai che almeno una volta hai letteralmente bruciato svariati litri di benzina, solo perché quel giorno ti andava di salire in sella!
E hai usato il caffè come scusa. Lo sai.
Hai mandato in frantumi ogni logica, o forse ne hai applicata una che riescono a vedere in pochi (nel bene o nel male).
Ecco, io, sono uno di quelli, che almeno una volta al mese, scrive a G. e D. e propone di fare questo genere di minchiate. Ma la cosa migliore, è che spesso sono G. e D. a propormele.
Avete presente quando si ironizza sull’assurdità di un caffè veneziano che costa 8€ (o-t-t-o-e-u-r-o).
Ecco, partire da Milano per andare a Bellagio a berne uno (true story), a conti fatti costa almeno il doppio.
Ma non ti interessa.
È tutto lì.
Telefoni a qualcuno del gruppo, gli dici che sabato, cascasse il mondo prenderai la moto nonostante sia appena iniziato marzo – ed è un freddo fottuto – e ti ritrovi dopo 45km a dire: “io non ne posso più dal freddo!”.
Dall’altra parte trovi consenso (perché in fondo, l’altro, è coglione tanto quanto te) e ti fermi da Renato a mangiare qualcosa di caldo.
Praticamente un fallimento all’apparenza.
E invece, ti rendi conto che nonostante avresti voluto guidare in Val Trebbia, avresti voluto fare qualche sparata da ritiro della patente, avresti insomma voluto semplicemente guidare, ti rendi conto che la giornata è comunque da incorniciare.
Perché in fondo andare in moto, è anche guardarla parcheggiata mentre pensi:
“se non avessi questa cosa, sarei sicuramente un pò meno felice”.






